L’Aquila e il perché

RECENSIONE
Questa è la storia di una città.
È la storia di un popolo che ha sempre vissuto elegantemente lungo il suo centro storico.
È quello stesso popolo che forte scala le montagne,  porta avanti secolari transumanze.
Non è la storia del terremoto, è il cosa ha portato a quello.

È la lenta ma ben scritta storia dell’Aquila. Delle sue montagne attorno. Del suo tempo prima di tutto.

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Se sei di quella terra, se ne conosci i sapori,  i profumi, il sole, sai che da nove anni esiste un prima e un dopo. Prima e dopo quella maledetta notte in cui la vita si è crepata. E di altri  persa.
Non è il racconto del dolore.
È invece un attento susseguirsi di emozioni e informazioni.
I due in scena sono Giorgio Cardinali anche autore del testo e Piero Larotonda con la sua chitarra accompagna il racconto con suoi intermezzi.
Ti racconto cosa ha portato a quella notte.
Ti racconto di gente che oramai non si fidava più a dormire in casa. Di un sindaco che ha urlato da mesi prima per il pericolo e che forse non ha più smesso.
Cardinali sa che in un monologo è difficile mantenere l’attenzione del pubblico. Per questo anche fisicamente riempie il suo spazio, non si ferma mai. I fuochi in scena sono sempre accesi. Uno l’attore, l’altro quello che è giusto chiamare il cantastorie che mantiene viva la scena che attenzione, mai sottovalutando la sua presenza.
Giochi tra i due, deliziosi intermezzi in dialetto, momenti fermi in cui si racconta.
Al pubblico viene consegnato il fatto,  l’accaduto.
Al pubblico viene detto tacitamente ‘Ora vai a casa e sappi che sai ciò che c’era da sapere.traine le tue valutazioni’
Questo è il Teatro che ha funzione sociale. Che informa e diverte.
Che serve

Uomini terra terra di Cardinali
21 ottobre 2015 Teatro Argot Studio

Grazie a Uff stampa Angela Telesca
Grazie a Teatro Argot Studio

Per Roma a Teatro Laura Mauti @lauramauti