Benvenuta Primavera!

RECENSIONE ‘Spring Awakening’ Teatro Brancaccio 3-8 dicembre 2013.

” La vergogna non è altro che il frutto dell’educazione” Intorno a questa frase esplode la primavera.
Quanto può essere bella la vita senza vergogna? Quanto vorremmo che fosse la libertà di gesti, pensieri ed emozioni a far muovere i nostri passi?
Quanto possiamo dirci condizionati dalla struttura sociale, dal perbenismo accattivante, dalla buona creanza, da quel non so che di paura che limita i nostri movimenti?
Quanto è difficile sentire e riconoscere l’odore della primavera?
L’importante è cercare di illuminare il buio delle strutture e delle gabbie con la luce dell’allegria, della felicità, dell’emozione.
Questo è Spring Awakening. Un musical prezioso per molti aspetti.
Perché è difficile trovarsi di fronte ad un musical in cui balli da seduta, nonostante si stiano trattando temi come aborto, suicidio, costrizione.
Perché non ci sono lustrini né ammiccamenti. C’è il rock, la forza incredibile di ognuno dei protagonisti, la tecnica e la professionalità con cui portano avanti ogni scena.
‘Risveglio di primavera’ è una pièce scritta nel 1891 dall’allora ventiseienne Frank Wedekind che ambientò in una Germania cupa e costrittiva la sempre più forte esigenza di un gruppo di ragazzi di vivere e amare, senza paletti e parole non dette.
Andò in scena la prima volta in Germania nel 1906 e solo un secolo dopo, nel 2006 fu ripreso e reso il musical che ha il record di 888 repliche a Broadway.
Poterlo vedere finalmente in Italia è una gioia. Affinché esca dai recinti degli amanti del musical – che lo adorano da tempi non sospetti – e contagi ognuno di noi.
In scena al Teatro Brancaccio ci sono tredici attori che sanno cosa sia presenza scenica, canto, tempo. Undici ragazzi costretti tra divise e uniformi da collegio e due eccellenti figure adulte che si svestono e rivestono di vari personaggi con maestria, si muovono in una scena apparentemente buia ma altresì colorata grazie alla sapiente scelta luci di Alessandro Ferri, alla grafica di Paolo Signorini che scorre alle spalle delle scene, alle scelte del regista Emanuele Gamba che ha fatto sì che ogni attore fosse sempre in luce, forte e ben caratterizzato. A rendere tutto più vero la band on stage diretta da Stefano Brondi.
Non c’è quarta parete. Alle mie spalle cantava un ragazzo bravissimo con il maglione rosso seduto tra il pubblico che immediatamente si è alzato con un microfono insieme ad altri tre in sala. Undici ragazzi vestiti in uniforme costrittiva tardo ottocentesca sul palco e quattro ragazzi vestiti come noi in sala che cantano insieme, come a dire siamo sempre qui, siamo sempre noi, qualunque secolo sia non è cambiato nulla, i problemi e le urla sono sempre le stesse. O come quando nel buio di una scena in cui si accusano gli adulti i quattro in sala puntano luci in faccia al pubblico volendo chiedere ‘E tu? Chi sei tu? Come ti comporti? Guardati dentro’
Decisamente da elogiare la scelta di non tradurre le canzoni. La prosa scorre in Italiano e le canzoni rimaste in Inglese mantengono la forza e la compattezza che devono avere e che, nella storia del musical, hanno sempre avuto. In aiuto la traduzione svolazza su una enorme lavagna come se ad imparare qualcosa dovesse essere la grande classe che è il pubblico seduto di fronte ad essa.
Pubblico che viene travolto anche dal geniale modo in cui sono stati montati saluti inchini di scena finali, che non vi racconto perché vi rovinerei tutta la sorpresa e l’allegria che a me hanno trasmesso.
L’augurio è di lasciarsi accarezzare dalla gioia della primavera che in noi si risveglia.

Emanuele Gamba regista
Pietro Contorno direttore artistico

Per Roma a Teatro Laura Mauti

Grazie a Teatro Brancaccio Ufficio Stampa Silvia Signorelli

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